venerdì 16 ottobre 2009

"LA CURA: contro il potere degli inetti" di Michele Ainis


Un interessante articolo apparso ieri sul Sole24ore

Rappresentanza/ LA POLITICA NON AMA LA LAUREA
di Michele Ainis
Secondo un'indagine Eurostat (European statistics on income and living conditions, 2005) soltanto il 31% delle nostre classi dirigenti ha una laurea in tasca, contro il 51% degli inglesi, il 58% dei francesi e il 65% dei tedeschi. C'è da sorprendersi se quest'infimo livello d'istruzione si riflette come in uno specchio nelle élite politiche? No, sorprenderebbe casomai il contrario. E infatti in parlamento s'incontrano 9 deputati e 7 senatori con la licenza media, ma in generale i senza laurea sono un terzo alla Camera e oltre un quarto al Senato.
Con quali risultati? Quelli mostrati da un servizio delle Iene, apparso sulle reti Mediaset nel 2006. Quando per esempio il deputato Giuseppe Fini dichiarò che il Darfur non è altro che un fast food, mentre il suo collega Leonardo Martinello aggiunse che Guantanamo «è un carcere in Affanistan».

Anche al governo, però, la laurea è spesso un optional. Senza andare troppo a ritroso, possiamo scattare un'istantanea sugli ultimi due esecutivi, guidati rispettivamente dalla sinistra e dalla destra. Il governo Prodi annoverava 18 sottosegretari senza laurea, un viceministro, 5 ministri. Quanto al governo Berlusconi, non hanno mai guadagnato la laurea 2 ministri, Umberto Bossi e Giorgia Meloni, insieme a un drappello di 9 sottosegretari. D'altronde la continuità con il passato è assicurata dai due fratelli Craxi: lui, Vittorio, sottosegretario agli esteri per Prodi con la maturità classica come traguardo degli studi; lei, Stefania, sottosegretario agli esteri per Berlusconi con un diploma al liceo linguistico.

Naturalmente può ben darsi che un diplomato sia più colto, e anche più preparato, di chi conserva tre lauree nel cassetto. Resta il fatto però che senza questo titolo di studio ormai un po' tutti i mestieri ti lasciano fuori dalla porta. Perfino per cambiare le bende agli ammalati devi procurarti una laurea in scienze infermieristiche; non invece se punti alla poltrona di ministro della Salute. Lì basta e avanza la maturità classica, come dimostra Livia Turco (2006-2008). Ma può bastare anche la licenza media, come a sua volta testimonia il caso di Ottaviano Del Turco, promosso a ministro delle Finanze nel 2000, non proprio un dicastero all'acqua di rose.
E a proposito delle competenze dei ministri. In questo caso vige una regola non scritta, e tuttavia sempre rispettata nella seconda Repubblica al pari della prima: niente laurea, o altrimenti laurea a casaccio. Cominciò De Gasperi insediando Mario Cingolani, con una laurea in chimica, al dicastero dell'Aeronautica (1946-1947). Un precedente successivamente replicato da Gianni De Michelis, anch'egli dottore in chimica industriale, che negli anni 80 è stato ministro di tutto salvo che dell'Industria. In compenso Sanità e Giustizia sono finite in mano agli ingegneri (Ripamonti, 1968-1970; Castelli, 2001-2006), così come l'Industria ai laureati in filosofia estetica (Zanone, 1986-1987), le Politiche comunitarie ai professori di fisica (Mattioli, 2000), le Partecipazioni statali ai dottori in lingue (Piccoli, 1970-1972), i Trasporti ai docenti di storia (Signorile, 1983-1987), il Turismo ai matematici (Di Lazzaro, 1987), l'Agricoltura ai geometri (Marcora, 1974-1980) oppure ai laureati in lettere (Poli Bortone, 1994).

Da qui un punto di domanda: è giusto o no che la politica sia l'unico mestiere per cui vale l'autocertificazione? È lecito distribuire a casaccio i dicasteri, senza curarsi delle (in)competenze individuali? È ragionevole non pretendere attestati da chi si candida a un ruolo di governo? Se il risultato consiste nel potere degli inetti, la risposta - tonda e sonora - dovrebbe essere "no". Anche se tale esigenza è in odore di fascismo, proprio così. Fu il Regime infatti ad inventare la Camera dei fasci e delle corporazioni, unendo con un cordone ombelicale le professioni alla politica. Di quell'esperienza non avvertiamo affatto la mancanza, così come non ci manca il criterio in uso durante l'Ottocento, che selezionava eletti ed elettori in base al censo e all'istruzione. Un sistema autoritario, o altrimenti aristocratico: la soluzione parrebbe disperante.

Tuttavia non è affatto vero che in democrazia va sempre al potere l'ignoranza, che se ai nostri giorni incrociamo così pochi dottori fra i banchi del Palazzo è tutta colpa del suffragio universale. In primo luogo perché un Paese d'antiche tradizioni democratiche come il Regno Unito fino al 1948 attribuiva ai laureati il voto multiplo, facendoli votare sia nel collegio di residenza che in quello accademico.
In secondo luogo perché pure in Italia, fino al 1981, la legge richiedeva espressamente il requisito dell'alfabetismo per l'eleggibilità a consigliere comunale. Ma soprattutto perché l'impoverimento culturale dei politici italiani è un fatto più recente, si manifesta all'incirca dopo gli anni 80. Quando per la prima volta nella nostra storia nazionale due presidenti del Consiglio - Bettino Craxi (1983-1987) e Massimo D'Alema (1998-1999) - entrano a palazzo Chigi con un diploma di maturità. E quando al contempo s'inabissa il livello d'istruzione dei nostri rappresentanti in Parlamento.
Secondo una ricerca curata da Giovanni Sartori, nel 1909, in seno all'ultima Camera eletta a suffragio ristretto, i laureati erano il 79%; una percentuale non troppo diversa dal numero di dottori presenti in Assemblea costituente (il 74,2%), dopo la prima elezione a suffragio universale. D'altronde, queste percentuali si mantengono inalterate durante le prime legislature dell'età repubblicana; se in seguito diventano un ricordo, benché nel frattempo cresca il numero d'italiani con un titolo di studio superiore, allora non è il caso di prendersela con le regole della democrazia.

La conclusione? C'è da ripensare il concetto stesso di rappresentanza, esigendo qualche competenza in chi reclama il nostro voto. C'è da porre un argine alla politica come professione, dunque ai professionisti della raccolta elettorale, gente che non ha un mestiere cui tornare dopo l'intervallo di governo, e che perciò s'inchioda alla poltrona per tutti i secoli a venire. In breve, c'è bisogno d'una cura contro il potere degli inetti.
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/15-ottobre-2009/politica-non-ama-laurea_2.shtml





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domenica 4 ottobre 2009

Il grande sogno: la sinistra nelle Marche

Una breve panoramica su esempi virtuosi di sinistra marchigiana. Il direttore dell'Ars Marche, Maurizio Belligoni (di Rifondazione Comunista) rinviato a giudizio con l'ipotesi di aver ritoccato ad arte una Delibera di Giunta Regionale per affidare un incarico da 270.000 euro; Giovanni Ranci, segretario cittadino del Pd, e Antonio Aprile, Direttore Generale dell'Inrca coinvolti proprio in questi giorni con la richiesta di rinvio a giudizio, nell'inchiesta "sprecopoli/ consulenze d'oro" aperta dalla Procura della Repubblica di Ancona ed altri noti personaggi ancora...

Sì. Ci troviamo di fronte ad una grave crisi di identità politica della sinistra. Il grande sogno della sinistra marchigiana sembra inesorabilmente svanire, e non importano i risultati elettorali, possono anche continuare a vincere, ma le intenzioni che animano oggi i suoi rappresentanti più illustri e potenti sono ben lontane dagli antichi ideali.
Noi continuiamo a credere ancora in questo grande sogno?
Forse se questa classe politica "di sinistra" venisse rinnovata...

Incarichi facili, inchieste al rush finale

Ancona - Arrivano al dunque altri filoni delle indagini anti-sprechi. Chiusa l’inchiesta che coinvolge il manager dell’Inrca Aprile per tre incarichi da 80 mila euro ciascuno, affidati a professionisti in violazione della legge Bersani sulla trasparenza amministrativa. Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex assessore comunale Maurizio Belligoni (qui nel ruolo di direttore dell’Ars) per una delibera ritoccata ad arte per un incarico triennale da 270 mila euro in materia sanitaria. Lunedì è fissata l’udienza preliminare per l’architetto Vittorio Salmoni e Massimo Pellegrini, legale rappresentante della Irma, Srl che gestisce il patrimonio immobiliare della Regione. La procura sospetta illeciti nell’assegnazione della ristrutturazione dell’ex palazzo delle Ferrovie di piazza Cavour.
fonte: Corriere Adriatico, 3 ottobre cronaca di Ancona

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venerdì 2 ottobre 2009

Giovanni Ranci/Antonio Aprile: consecutio temporum

Si riportano di seguito un paio di articoli usciti oggi sul Corriere Adriatico e relativi alla vicenda di rinvio a giudizio che vede coinvolti l'Avv. Giovanni Ranci, segretario cittadino del Partito Democratico di Ancona, e Antonio Aprile, Direttore Generale dell'Inrca. La vicenda in questo caso merita di essere seguita, per capire fino in fondo come si sono svolti i fatti, quali i risvolti e quali le accuse che emergeranno più chiaramente dall'inchiesta "consulenze d'oro" avviata dalla Procura di Ancona.
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L’accusa a Ranci: consulenza fotocopia
Incarico da 60 mila euro per l’ospedale: la procura ipotizza la truffa in concorso con Aprile
Ancona - Non solo il dubbio che la consulenza per seguire la pratica per progettare e realizzare il nuovo ospedale all’Aspio non fosse di vitale importanza per l’Inrca. I magistrati sospettano anche che i 60 mila euro percepiti da Ranci per la collaborazione semestrale erano il compenso per un’attività praticamente non svolta, e quindi un guadagno illecito.
Le relazioni copia e incolla
La procura alza il tiro dell’inchiesta su incaricopoli e contesta all’ormai ex segretario del Partito democratico la tentata truffa. In sostanza, nella ricostruzione degli inquirenti che indagano sulla gestione del denaro pubblico da parte delle amministrazioni, l’avvocato, nell’espletare il ruolo di “componente del gruppo di lavoro per la previsione di un team di project management per lo studio di un nuovo ospedale di ricerca”, avrebbe utilizzato relazioni fotocopia rispetto a quelle redatte a sua firma nell’attività prestata per la precedente pratica dell’ospedale San Sabino di Osimo. Ranci, sempre secondo l’accusa che deve ancora trovare conferme, avrebbe anche aggirato l’ostacolo degli organi di vigilanza dell’istituto di ricerca.
Il ruolo di Aprile
La truffa gli viene contestata in concorso con Antonio Aprile, direttore generale dell’Inrca, che aveva incaricato Ranci. “Non c’era nessun altro a cui affidare quello studio, all’interno e all’esterno dell’istituto”, aveva spiegato Aprile quando era scoppiato il caso. Aveva aggiunto: “Era stato fatto tutto secondo le regole, addirittura con segnalazione alla Corte dei conti”. Alla base della decisione c’era la necessità di capire le relazioni possibili tra il progetto vecchio e quello nuovo dell’ospedale di rete. “Ranci - aveva precisato il manager - è stato chiamato per darci una mano sugli aspetti giuridico-amministrativi, è un professionista che conosceva la vecchia situazione”.
L’abuso del manager
Un salto indietro. Aprile è indagato anche per abuso d’ufficio aggravato in relazione agli incarichi affidati, stavolta da direttore generale dell’Asur, sempre al legale esperto in diritto amministrativo per il nosocomio a San Sabino di Osimo: uno nel 2004 per 65 mila euro, l’altro nel 2005 per 130 mila. La procura ritiene che quelle prestazioni non rispondessero a una vera necessità per l’azienda sanitaria, e che Aprile volesse servirsene per ottenere benefici politici in vista delle nomine ai vertici degli enti della sanità con i buoni uffici di Ranci, esponente di spicco della Margherita. Gli 007 con lo sguardo abbassato a frugare nella montagne di carte e documentazione alla ricerca di sprechi e irregolarità, hanno rispolverato una terza consulenza per l’ospedale di rete, per 130 mila euro, assegnata da Aprile a Ranci quando si era ormai conclusa la procedura di gara.
“Nessun lavoro fotocopia”
Ranci non vuole sentir parlare di relazioni “copia e incolla” ritenendolo uno sfregio alla sua dignità professionale. Il 9 ottobre potrà chiarire tutti gli aspetti davanti al procuratore Vincenzo Luzi, titolare delle indagini sulla trasparenza della pubblica amministrazione che hanno incrociato enti e nomi eccellenti. E’ fissata quella data sull’invito a comparire notificato all’avvocato e politico di primo piano del capoluogo, che vale anche come avviso di garanzia. L’occasione per soffiare via il sospetto piuttosto grave di aver orchestrato un raggiro ai danni di un ente pubblico per ottenere un vantaggio personale. E.C.
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Favori politici? “Nel 2004 e 2005 non avevo cariche Quando l’Inrca mi chiamò non ero segretario del Pd” Il legale sui sospetti di raggiro: “Lavoro in un certo modo, sono stato scelto perché rappresento la memoria storica” “Sono avvocato da 50 anni, non so fare copia e incolla”
Ancona - “Me lo dovranno spiegare con gli atti nei quali ho fatto un copia e incolla che non so fare”. Si scalda un po’ Giovanni Ranci, che subito dopo la notifica dell’avviso di garanzia sulla consulenza “facile” aveva perso la segretaria del Partito democratico ma mantenuto una “serenità olimpica” e l’aplomb di chi sa di aver solo fatto il proprio lavoro. Non accetta il sospetto di aver tirato un bidone a un ente pubblico per vantaggi personali. “Copia e incolla? E’ offensivo. Io svolgo la professione da cinquant’anni e vorrei che si discutesse sull’oggetto di queste mie relazioni. Se dicono che l’oggetto è tale da non meritare 60 mila euro è un conto, se sostengono che è tutto un raggiro per una consulenza fittizia è un altro discorso”. Buona la seconda. Il discorso ruota attorno all’accusa di truffa. Spiega Ranci andando all’origine dell’incarico per l’ospedale all’Aspio. “Sono stato individuato perché rappresento la memoria storica della vicenda a cominciare da quella che ebbe inizio con i primi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato che riguardavano l’ospedale di San Sabino prima ancora che ci fossero il project financing e l’interesse dell’Inrca”. Un inciso per ribadire. “Da 50 anni faccio l’avvocato in un certo modo”. Una parentesi anche sul ramo dell’inchiesta che non lo riguarda. Per la procura il manager Antonio Aprile cercava da lui favori politici. Ranci chiarisce. “Primo: nel 2004 e 2005 non avevo cariche, e poi quando ho assunto la consulenza dell’Inrca non ero segretario cittadino del Pd e nessuno sapeva, in primis io, chi lo sarebbe diventato”. Racconta. “Sono stato interpellato sulla mia disponibilità la sera prima dell’assemblea che doveva eleggere il segretario. Mi hanno contattato telefonicamente”. Conclude. “Non ho un potere tale da condizionare la nomina di direttore generale di un istituto nazionale che viene fatta da un organo collegiale: la giunta regionale. Risponderò anche a questa ipotesi”.
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I quattro dubbi su Ranci Consulenze per 385 mila euro: il quadro dell’indagine della procura
Ancona - Nel lungo peregrinare tra delibere e atti sfornati dalle amministrazioni pubbliche generose nell’affidare incarichi all’esterno, gli 007 della procura della Repubblica hanno puntato la lente pure sulla vicenda dell’ospedale di rete che ha portato in superficie l’ennesimo intreccio tra politica e affari. L’accusa, che - è bene sottolinearlo - ha bisogno di parecchi altri step per trovare una conferma ufficiale, punta il dito sul rapporto di collaborazione tra gli enti che in tempi diversi hanno avuto a che fare con l’intricata questione sanitaria e il professionista Giovanni Ranci. Le consulenze sospetteNel mirino dei magistrati sono finite quattro consulenze ottenute dall’ex segretario cittadino del Partito democratico, una carriera luminosa con la toga da avvocato e grande esperto del diritto amministrativo. Contributi di grande prestigio di cui, sempre stando ai sospetti degli inquirenti, i committenti pubblici non avevano una reale necessità. Le indagini stendono un’ombra sul totale dei compensi a Ranci: 385 mila euro, anche se tengono distinte le presunte responsabilità penali. In ordine di tempo, nel 2004 e nel 2005 il legale è stato chiamato dall’Asur per seguire la pratica per la progettazione e la realizzazione dell’ospedale di San Sabino a Osimo, rispettivamente con il corrispettivo di 65 mila e 130 mila euro.Successivamente l’azienda sanitaria ha versato altri 130 mila euro per un terzo intervento di Ranci nella procedura, quando ormai la gara era conclusa e quindi, nei dubbi degli inquirenti, forse a quel punto inutile. In questa prima tranche delle indagini la procura ipotizza il reato di abuso d’ufficio a carico di Antonio Aprile, che da direttore generale dell’Asur avrebbe incaricato Ranci con la speranza di poter contare sul suo peso politico all’interno della Margherita nel risiko delle nomine ai vertici della sanità marchigiana. Il sospetto della truffa I magistrati accusano poi Ranci, insieme al manager Aprile, di concorso in truffa per l’iter a loro giudizio non proprio trasparente del nuovo ospedale dell’Aspio. In quel caso è stata l’Inrca (con Aprile direttore generale) ad affidare a Ranci una consulenza semestrale per 60 mila euro. Consulenza, sostiene l’accusa, non utile per l’istituto di ricerca, ed effettuata da Ranci riproponendo relazioni che già aveva redatto nelle precedenti collaborazioni. “In cinquant’anni di lavoro non ho mai fatto copia e incolla”, ha tenuto a precisare Ranci. “Abbiamo nominato Ranci perché aveva memoria storica e non c’era nessun altro a cui affidare all’interno o all’esterno quello studio”, aveva spiegato Aprile. E.C.
Fonte: corriereadriatico cronaca di ancona
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giovedì 1 ottobre 2009

Avvisi di garanzia: Giovanni Ranci e Antonio Aprile nel mirino della magistratura

L'inchiesta sulle presunte “consulenze d’oro” avviata dalla Procura della Repubblica di Ancona intorno al maggio del 2009, non ha subìto contraccolpi e battute d’arresto e di oggi è la notizia di due avvisi di garanzia per l’ospedale di rete dell'Inrca all’Aspio di Camerano: il primo notificato all’avv. Giovanni Ranci, segretario cittadino del Pd di Ancona, l’altro al Direttore Generale dell’INRCA, Antonio Aprile. Per la collaborazione di 6 mesi sullo studio di fattibilità del nuovo ospedale, affidatagli dall’INRCA, Ranci aveva percepito 60.000 euro. Sessantamila euro per sei mesi di lavoro. La consulenza, secondo l’accusa, sarebbe stata fittizia, un modo per conferire a Ranci la somma in cambio dei suoi buoni uffici di dirigente politico per la nomina di Aprile. Le domande dei magistrati: risponde ai crismi della correttezza formale quella consulenza? E la collaborazione di Ranci segue criteri di utilità ed efficacia per l’istituto di ricerca Inrca? Ranci non si scompone: “se Regione e Inrca hanno scelto così è nel loro pieno diritto”.
E l’Inrca in tutto questo cosa c’entra? “Secondo l’ipotesi della procura è un incarico che non sarebbe stato nell’interesse dell’Inrca, che non avrebbe avuto i presupposti dell’utilità per l’istituto”.
I sospetti di irregolarità sono ora tutti da provare, ma con due avvisi di garanzia si aprono almeno gli interrogatori sia per Ranci che per Aprile. Il 9 ottobre infatti comincerà Ranci che sarà sentito dai magistrati.
E’ bene ricordarlo, la consulenza finita nel mirino, di 60.000 euro per sei mesi, all'avv. Ranci, segretario cittadino del Partito Democratico di Ancona, è stata data proprio nel periodo in cui Don Albanesi era in carica come presidente dell’INRCA…
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"Non ho nessun problema al riguardo". Nel mirino della magistratura anche il manager dell’Inrca Due avvisi per l’ospedale di rete: Indagati Ranci e Aprile. L’ipotesi: consulenza fittizia in cambio di buoni uffici per la nomina del Dg
Ancona - La maxi inchiesta della procura sugli incarichi “facili” assegnati dagli enti pubblici getta lo sguardo anche sul segretario del Partito democratico Giovanni Ranci e sul dg dell’Inrca Antonio Aprile. Si sapeva che nel mirino degli inquirenti impegnati a passare al setaccio le collaborazioni esterne contro la sprecopoli della politica fosse finita pure la consulenza affidata dall’Inrca per la progettazione dell’ospedale dell’Aspio a Ranci, nelle vesti di stimato professionista. Ora il nome dell’avvocato risulta iscritto nel registro degli indagati. La consulenza, secondo l’accusa, sarebbe stata fittizia, un modo per conferire a Ranci la somma in cambio dei suoi buoni uffici di dirigente politico per la nomina di Aprile. Per capire la vicenda occorre fare un passo indietro, all’iter tormentato della realizzazione dell’ospedale di San Sabino di Osimo. Nel novembre del 2005 sembrava aver imboccato la strada giusta. Era stato presentato in Comune, il sindaco Latini aveva annunciato il coinvolgimento di un gruppo di aziende pronte a pagare sei dei trenta milioni di spesa previsti. Troppo poco, per l’Autorità di vigilanza, al confronto con gli enormi benefici che i privati avrebbero tratto dalla “finanza di progetto”, con la gestione di tutta una serie di servizi offerti dal nuovo ospedale. Tanto bastava per stoppare la procedura, finita prima nei fascicoli della Corte dei conti e poi tornata negli uffici della Regione. Un groviglio giuridico-amministrativo con sentenze del Tar contro l’annullamento della Regione e ricorso al Consiglio di Stato. Ranci che c’entra in tutto questo? Per due volte aveva ottenuto dall’Asur il mandato di seguire gli aspetti giuridico-amministrativi del project financing dell’ospedale di san Sabino. Aveva ricevuto compensi per circa centomila euro. Poi, proprio perché conosceva la situazione pregressa, una volta naufragato il progetto di Osimo, l’Inrca lo ha scelto “quale componente del gruppo di lavoro per la previsione di un team di project management per lo studio di un nuovo ospedale di ricerca” all’Aspio di Camerano. Sessantamila euro per sei mesi di lavoro. Le domande dei magistrati: risponde ai crismi della correttezza formale quella consulenza? E la collaborazione di Ranci segue criteri di utilità ed efficacia per l’istituto di ricerca? Ranci non si scompone. “Non ho nessun problema al riguardo, ho ricevuto una richiesta per una consulenza e l’ho fatta. Prima per San Sabino e poi per la seconda localizzazione all’Aspio “che ho salvato al Tar e proprio ieri ho discusso al Consiglio di Stato a Roma”. I sospetti di irregolarità sono tutti da provare. “Non vedo dove siano i dubbi, i magistrati indaghino pure”, aveva commentato mentre stava avanzando l’offensiva degli inquirenti su incaricopoli. “Sono 40 anni che faccio consulenze, e grazie a Dio continuo a farle”, aveva osservato. I 60 mila euro per la collaborazione sullo studio di fattibilità del nuovo ospedale? “Se Regione e Inrca hanno scelto così è nel loro pieno diritto”, aveva tagliato corto. E.C.

Gramillano: “La coalizione è compatta, non ci saranno veti sulle mie prerogative” I dipietristi sono in attesa ; Il caso Ranci irrompe nella crisi Bufera nel Pd: l’avvocato si dimette da segretario dopo l’avviso di garanzia. Nomine, l’Idv detta le condizioni
Ancona - Si è dimesso all’istante. E il Pd resta senza guida proprio nella fase della crisi in Comune. Ieri mattina a Giovanni Ranci è stata notificato l’avviso di garanzia per l’incarico sul nuovo ospedale dell’Inrca e nel pomeriggio l’avvocato ha lasciato la carica di segretario cittadino dei democratici, con una comunicazione alla presidente Stefania Benatti. Un colpo sull’altro per il Pd, dopo le dimissioni di Sturani per una crisi partita dall’avviso di garanzia su Ccs. Ranci aveva assunto la guida del partito proprio a febbraio dello scorso anno, all’indomani del coinvolgimento di Sturani nell’inchiesta. Sempre più le vicende giudiziarie si intrecciano con quelle politiche: a luglio si è dimesso l’assessore Prc Belligoni per una richiesta di rinvio a giudizio. Una giornata di fuoco, partita con la mediazione dell’Idv e conclusa con la maggioranza da Gramillano per ricucire lo strappo di lunedì: sulla sfiducia alla Panzini si sono sfilati cinque voti dalla maggioranza, tra Idv e Pdci.
Ranci resta a Prometeo
Si è dimesso da segretario Pd, perché “non me la sento di seguire”, dice Ranci. L’avvocato non lascia Prometeo (in questi giorni in ballo all’Idv). Anzi, rilancia. “Resto presidente e voglio rimanere anche l’anno prossimo - dice -. Avevo qualche idea di non ripresentare la mia candidatura dopo dieci anni di presidenza, ma se le cose stanno come stanno, la ripresenterò alla scadenza. Poi sceglieranno i soci, tra un presidente che ha creato dal nulla una società che è la prima nelle Marche per l’energia e chi vorranno loro”. La nota di Gramillano
“Non posso che apprezzare la sua correttezza umana e politica - dice di Ranci Gramillano in una nota -. Correttezza sulla quale sono stati basati sempre i nostri rapporti. Per questo voglio credere che, in tempi brevi, il percorso giudiziario arrivi ad un punto tale da dissipare qualunque ombra sull’operato di Giovanni. Il Pd saprà dimostrare la propria forza anche in un momento come questo. Sono convinto che i valori sani sui quali si sta costruendo il confronto politico del partito saranno gli stessi che permetteranno al Pd di ritrovare la compattezza necessaria per il buon governo di cui tutti abbiamo bisogno”. Tamara Ferretti, coordinatrice al primo circolo, parla delle dimissioni come di un gesto di grande responsabilità”. Domani l’assemblea
Resta confermata l’assemblea Pd di domani, dove Ranci doveva presentare la nuova segreteria e la crisi doveva tenere banco. Invece ora c’è da cercare un nuovo segretario e il compito non sarà facile, peraltro in pieno congresso. Ad Ancona ha vinto Franceschini, nelle Marche Bersani... E servirà un segretario in grado di reggere la difficile situazione in Comune. La diplomazia è al lavoro. Le strade sono due: confermare il congresso ad aprile con una guida di transizione o arrivare subito al congresso (ma manca il regolamento). Di certo, tutti vogliono tenere la situazione sotto controllo, almeno fino alle elezioni regionali di marzo. Tanto che Ucchielli richiama all’unità.
Nomine sul filo. Assente Ranci, il Pd era rappresentato dal segretario provinciale Emanuele Lodolini e dal capogruppo Pierfrancesco Benadduci, chiamato dal sindaco, al vertice di ieri, in cui la maggioranza ha ribadito la necessità di un cambio di marcia dell’amministrazione. C’erano Pdci, Prc, Ps e Idv. E’ stato Gramillano a comunicare di Ranci. Resta qualche fibrillazione. “La maggioranza tutta ha ribadito la volontà di proseguire compatta nel percorso iniziato senza porre veti su nessun tipo di scelta dovrò affrontare, riconoscendo una prerogativa del ruolo che sono chiamato a ricoprire”, sottolinea il sindaco in una nota, dando appuntamento alla maggioranza all’incontro di sabato per una “giornata di lavoro sui progetti che caratterizzeranno il governo della città nei prossimi mesi”. Sintesi incamerata da diversi partiti di maggioranza, con l’Idv che resta però in attesa di risposte. Il partito non dà carta bianca, chiede un cambio di marcia nella gestione delle nomine, con l’indicazioni di tecnici al posto di politici. Quanto allo Stabile, il Pd ha ribadito la sua posizione sul fatto che sia il sindaco a guidare il Teatro nella fase della regionalizzazione, mentre l’Idv chiede l’esatto contrario. Per rimpasti e cambi di maggioranza bisogna attendere, ma nel Pd si lavora per allargare: se l’Idv non ci starà, si tenterà la via di Sinistra per Ancona (e un domani con Tomassetti se Galeazzi lascerà lo scranno). Intanto, a proposito dello Stabile e delle indiscrezioni trapelate dall’Idv su un Sms di sostegno inviato dalla presidente della Provincia, la Casagrande fa sapere che su questioni così rilevanti non bastano Sms che peraltro, dice, non sono mai stati inviati. A.C.
fonte: http://www.corriereadriatico.it/ cronaca di Ancona

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