Si riportano di seguito un paio di articoli usciti oggi sul Corriere Adriatico e relativi alla vicenda di rinvio a giudizio che vede coinvolti l'Avv. Giovanni Ranci, segretario cittadino del Partito Democratico di Ancona, e Antonio Aprile, Direttore Generale dell'Inrca. La vicenda in questo caso merita di essere seguita, per capire fino in fondo come si sono svolti i fatti, quali i risvolti e quali le accuse che emergeranno più chiaramente dall'inchiesta "consulenze d'oro" avviata dalla Procura di Ancona.
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L’accusa a Ranci: consulenza fotocopia
Incarico da 60 mila euro per l’ospedale: la procura ipotizza la truffa in concorso con Aprile
Ancona - Non solo il dubbio che la consulenza per seguire la pratica per progettare e realizzare il nuovo ospedale all’Aspio non fosse di vitale importanza per l’Inrca. I magistrati sospettano anche che i 60 mila euro percepiti da Ranci per la collaborazione semestrale erano il compenso per un’attività praticamente non svolta, e quindi un guadagno illecito.
Le relazioni copia e incolla
La procura alza il tiro dell’inchiesta su incaricopoli e contesta all’ormai ex segretario del Partito democratico la tentata truffa. In sostanza, nella ricostruzione degli inquirenti che indagano sulla gestione del denaro pubblico da parte delle amministrazioni, l’avvocato, nell’espletare il ruolo di “componente del gruppo di lavoro per la previsione di un team di project management per lo studio di un nuovo ospedale di ricerca”, avrebbe utilizzato relazioni fotocopia rispetto a quelle redatte a sua firma nell’attività prestata per la precedente pratica dell’ospedale San Sabino di Osimo. Ranci, sempre secondo l’accusa che deve ancora trovare conferme, avrebbe anche aggirato l’ostacolo degli organi di vigilanza dell’istituto di ricerca.
Il ruolo di Aprile
La truffa gli viene contestata in concorso con Antonio Aprile, direttore generale dell’Inrca, che aveva incaricato Ranci. “Non c’era nessun altro a cui affidare quello studio, all’interno e all’esterno dell’istituto”, aveva spiegato Aprile quando era scoppiato il caso. Aveva aggiunto: “Era stato fatto tutto secondo le regole, addirittura con segnalazione alla Corte dei conti”. Alla base della decisione c’era la necessità di capire le relazioni possibili tra il progetto vecchio e quello nuovo dell’ospedale di rete. “Ranci - aveva precisato il manager - è stato chiamato per darci una mano sugli aspetti giuridico-amministrativi, è un professionista che conosceva la vecchia situazione”.
L’abuso del manager
Un salto indietro. Aprile è indagato anche per abuso d’ufficio aggravato in relazione agli incarichi affidati, stavolta da direttore generale dell’Asur, sempre al legale esperto in diritto amministrativo per il nosocomio a San Sabino di Osimo: uno nel 2004 per 65 mila euro, l’altro nel 2005 per 130 mila. La procura ritiene che quelle prestazioni non rispondessero a una vera necessità per l’azienda sanitaria, e che Aprile volesse servirsene per ottenere benefici politici in vista delle nomine ai vertici degli enti della sanità con i buoni uffici di Ranci, esponente di spicco della Margherita. Gli 007 con lo sguardo abbassato a frugare nella montagne di carte e documentazione alla ricerca di sprechi e irregolarità, hanno rispolverato una terza consulenza per l’ospedale di rete, per 130 mila euro, assegnata da Aprile a Ranci quando si era ormai conclusa la procedura di gara.
“Nessun lavoro fotocopia”
Ranci non vuole sentir parlare di relazioni “copia e incolla” ritenendolo uno sfregio alla sua dignità professionale. Il 9 ottobre potrà chiarire tutti gli aspetti davanti al procuratore Vincenzo Luzi, titolare delle indagini sulla trasparenza della pubblica amministrazione che hanno incrociato enti e nomi eccellenti. E’ fissata quella data sull’invito a comparire notificato all’avvocato e politico di primo piano del capoluogo, che vale anche come avviso di garanzia. L’occasione per soffiare via il sospetto piuttosto grave di aver orchestrato un raggiro ai danni di un ente pubblico per ottenere un vantaggio personale. E.C.
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Favori politici? “Nel 2004 e 2005 non avevo cariche Quando l’Inrca mi chiamò non ero segretario del Pd” Il legale sui sospetti di raggiro: “Lavoro in un certo modo, sono stato scelto perché rappresento la memoria storica” “Sono avvocato da 50 anni, non so fare copia e incolla”
Ancona - “Me lo dovranno spiegare con gli atti nei quali ho fatto un copia e incolla che non so fare”. Si scalda un po’ Giovanni Ranci, che subito dopo la notifica dell’avviso di garanzia sulla consulenza “facile” aveva perso la segretaria del Partito democratico ma mantenuto una “serenità olimpica” e l’aplomb di chi sa di aver solo fatto il proprio lavoro. Non accetta il sospetto di aver tirato un bidone a un ente pubblico per vantaggi personali. “Copia e incolla? E’ offensivo. Io svolgo la professione da cinquant’anni e vorrei che si discutesse sull’oggetto di queste mie relazioni. Se dicono che l’oggetto è tale da non meritare 60 mila euro è un conto, se sostengono che è tutto un raggiro per una consulenza fittizia è un altro discorso”. Buona la seconda. Il discorso ruota attorno all’accusa di truffa. Spiega Ranci andando all’origine dell’incarico per l’ospedale all’Aspio. “Sono stato individuato perché rappresento la memoria storica della vicenda a cominciare da quella che ebbe inizio con i primi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato che riguardavano l’ospedale di San Sabino prima ancora che ci fossero il project financing e l’interesse dell’Inrca”. Un inciso per ribadire. “Da 50 anni faccio l’avvocato in un certo modo”. Una parentesi anche sul ramo dell’inchiesta che non lo riguarda. Per la procura il manager Antonio Aprile cercava da lui favori politici. Ranci chiarisce. “Primo: nel 2004 e 2005 non avevo cariche, e poi quando ho assunto la consulenza dell’Inrca non ero segretario cittadino del Pd e nessuno sapeva, in primis io, chi lo sarebbe diventato”. Racconta. “Sono stato interpellato sulla mia disponibilità la sera prima dell’assemblea che doveva eleggere il segretario. Mi hanno contattato telefonicamente”. Conclude. “Non ho un potere tale da condizionare la nomina di direttore generale di un istituto nazionale che viene fatta da un organo collegiale: la giunta regionale. Risponderò anche a questa ipotesi”.
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I quattro dubbi su Ranci Consulenze per 385 mila euro: il quadro dell’indagine della procura
Ancona - Nel lungo peregrinare tra delibere e atti sfornati dalle amministrazioni pubbliche generose nell’affidare incarichi all’esterno, gli 007 della procura della Repubblica hanno puntato la lente pure sulla vicenda dell’ospedale di rete che ha portato in superficie l’ennesimo intreccio tra politica e affari. L’accusa, che - è bene sottolinearlo - ha bisogno di parecchi altri step per trovare una conferma ufficiale, punta il dito sul rapporto di collaborazione tra gli enti che in tempi diversi hanno avuto a che fare con l’intricata questione sanitaria e il professionista Giovanni Ranci. Le consulenze sospetteNel mirino dei magistrati sono finite quattro consulenze ottenute dall’ex segretario cittadino del Partito democratico, una carriera luminosa con la toga da avvocato e grande esperto del diritto amministrativo. Contributi di grande prestigio di cui, sempre stando ai sospetti degli inquirenti, i committenti pubblici non avevano una reale necessità. Le indagini stendono un’ombra sul totale dei compensi a Ranci: 385 mila euro, anche se tengono distinte le presunte responsabilità penali. In ordine di tempo, nel 2004 e nel 2005 il legale è stato chiamato dall’Asur per seguire la pratica per la progettazione e la realizzazione dell’ospedale di San Sabino a Osimo, rispettivamente con il corrispettivo di 65 mila e 130 mila euro.Successivamente l’azienda sanitaria ha versato altri 130 mila euro per un terzo intervento di Ranci nella procedura, quando ormai la gara era conclusa e quindi, nei dubbi degli inquirenti, forse a quel punto inutile. In questa prima tranche delle indagini la procura ipotizza il reato di abuso d’ufficio a carico di Antonio Aprile, che da direttore generale dell’Asur avrebbe incaricato Ranci con la speranza di poter contare sul suo peso politico all’interno della Margherita nel risiko delle nomine ai vertici della sanità marchigiana. Il sospetto della truffa I magistrati accusano poi Ranci, insieme al manager Aprile, di concorso in truffa per l’iter a loro giudizio non proprio trasparente del nuovo ospedale dell’Aspio. In quel caso è stata l’Inrca (con Aprile direttore generale) ad affidare a Ranci una consulenza semestrale per 60 mila euro. Consulenza, sostiene l’accusa, non utile per l’istituto di ricerca, ed effettuata da Ranci riproponendo relazioni che già aveva redatto nelle precedenti collaborazioni. “In cinquant’anni di lavoro non ho mai fatto copia e incolla”, ha tenuto a precisare Ranci. “Abbiamo nominato Ranci perché aveva memoria storica e non c’era nessun altro a cui affidare all’interno o all’esterno quello studio”, aveva spiegato Aprile. E.C.
Fonte: corriereadriatico cronaca di ancona

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