venerdì 29 maggio 2009

Procura di Ancona e inchiesta "sprecopoli marchigiana": Inrca, Ars, Irma


Sessantamila euro per la collaborazione di sei mesi di studio sulla fattibilità del nuovo ospedale di rete a San Sabino e della nuova struttura prevista dall’Aspio in provincia di Ancona. 60 mila euro pattuiti dall’INRCA, proprio nel periodo in cui Don Vinicio Albanesi era (ed è tuttora) in carica, e finiti nelle tasche dell’avv. Giovanni Ranci segretario cittadino del Partito Democratico di Ancona. La procura le chiama “le consulenze d’oro” e avvia delle indagini, ma Ranci si difende e dice: “Sono stato incaricato per una consulenza sul project financing e sono stato molto al di sotto di quello che avrei potuto chiedere”. Non ricorda quanto ha preso per questo incarico “Erano tre o quattro anni fa”, ma assicura che la cifra “era molto di sotto del tariffario che Bersani ha successivamente abolito". Aggiunge Ranci: “non vedo dove siano i dubbi o le irregolarità”.
Come si difende L’INRCA, l’istituto nazionale di ricerca e cura degli anziani, di fronte alle accuse mosse dalla Procura di Ancona?
Il direttore generale dell’Inrca Antonio Aprile sgombra le nubi del sospetto dal cielo dei 60 mila euro pagati all’avvocato Ranci e sottolinea che aveva scelto di avvalersi della professionalità di Ranci “perché non c’era nessun altro a cui poter affidare quell’incarico, all’interno e all’esterno dell’istituto”.
Ma le indagini della Procura di Ancona non si fermano all’Inrca. Sono aperti altri filoni d’indagine, altri capitoli della sprecopoli marchigiana. Ars, Agenzia Sanitaria Regionale Marche, Irma, agenzia immobiliare Regione Marche e Inrca sono finite nel mirino. Aspettiamo gli sviluppi.
Di seguito una breve rassegna tratta dal Corriere Adriatico dell'8 maggio 2009.

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Fiamme Gialle all`Inrca di Ancona. Franca Romagnoli attacca Don Albanesi. Nel mirino consulenze strapagate (da informazione.tv, 16.06.08)
Già fioccano interrogazioni regionali e il direttore Aprile è andato sotto accusa politica. Sempre lasciando alla Procura e agli inquirenti fare il proprio mestiere, non posso non pensare al fatto che l`INRCA oltre ad un direttore, organismo tecnico, ha un presidente che da circa un anno è il fermano Don Vinicio Albanesi. Contestai, col mio gruppo di AN in Regione, la sua nomina squisitamente politica, fatta di concerto da Spacca e dalla Turco, dal punto di vista della opportunità e del cumulo di cariche social-politiche in capo alla medesima persona. Ma al di là di questo ci aspettavamo oculatezza e rigore nella gestione economica dell`ente, insomma una svolta, in linea con l`immagine concreta ed essenziale che il prelato dà nella sua parrocchia fermana. Ci stupisce invece leggere che la consulenza finita nel mirino, di 60.000 euro per sei mesi, all`avv. Ranci, segretario cittadino del Partito Democratico di Ancona, è stata data proprio nel periodo in cui Don Albanesi era in carica, e vorrei conoscerne meglio presupposti e motivazioni. Per questo interrogherò il presidente Spacca, visto che la nomina a presidente INRCA è sua, per saperne di più, ferma restando l`incredulità. Leggo nell`oggetto dell`incarico che l`avv. Ranci deve "studiare e prevedere un team di project management per lo studio del nuovo ospedale di Osimo Inrca". Visto che a giorni, alla festa di Capodarco, Don Vinicio parlerà ai sindaci del nuovo ospedale di Fermo, ci saranno novità anche per noi?
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Il segretario del Pd “Per il project financing ho preso un importo molto al di sotto del tariffario” “Da 40 anni faccio collaborazioni, l’iter era trasparente”
“Sono 40 anni che faccio consulenze e grazie a Dio continuo a farle”. Non si scompone l’avvocato Giovanni Ranci alla notizia che la procura, nello screening sugli incarichi d’oro affidati dalle amministrazioni pubbliche a professionisti esterni, si stia soffermando anche sulle consulenze da lui ottenute per il progetto dell’ospedale di rete a San Sabino e della nuova struttura prevista all’Aspio. “La nostra professione - spiega Ranci - consiste anche nel lavoro stragiudiziale di collaborazioni che ogni buon avvocato fa”. Continua Ranci. “Sono stato incaricato per una consulenza sul project financing e sono stato molto al di sotto di quello che avrei potuto chiedere”. Dice di non ricordare l’importo. “Erano tre o quattro anni fa, ma era molto di sotto del tariffario - ribadisce - che Bersani (l’ex ministro, ndr) ha successivamente abolito. Aggiunge Ranci. “Non vedo dove siano i dubbi o le irregolarità”. E si affida alla fiducie nella serietà dei magistrati. “Facciano pure le indagini, attendo di vedere cosa concludono”. Sui 60 mila euro per la collaborazione di sei mesi sullo studio di fattibilità del nuovo ospedale, Ranci taglia corto. “Se Regione e Inrca hanno scelto questa impostazione è nel loro pieno diritto”. Del resto, aggiunge il legale, “io aspetto clienti che mi chiamino e mi consultino”. Già nel giugno 2008, quando la vicenda era emersa sull’onda della polemica politica a proposito del contributo all’iter della struttura ospedaliera all’Aspio, Ranci aveva spiegato che l’Inrca, istituto che eccelle nella ricerca, nella cura e nella qualità della vita degli anziani, “ha ritenuto di affidarmi questa consulenza per valutare le connessioni e le interrelazioni che esistono per la fattibilità di questo nuovo complesso, anche in riferimento alla vicenda antica dell’ospedale di San Sabino cercando di utilizzare tutto quanto è possibile della procedura già sperimentata e che io avevo seguito”. L’avvocato Ranci aveva tenuto a precisare che “la procedura adottata è regolare e legittima”. E aveva anche scacciato i sospetti sul presunto conflitto di interessi con la carica ai vertici del Pd cittadino. “Sono stato inserito nel gruppo di lavoro dell’Inrca prima ancora che si parlasse della mia nomina a segretario del Partito democratico”. E.C.
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Aprile: “Non c’era nessun altro a cui affidare quello studio”
Il direttore generale dell’Inrca Antonio Aprile sgombra le nubi del sospetto dal cielo dei 60 mila euro pagati all’avvocato Ranci per un incarico semestrale “quale componente del gruppo di lavoro per la previsione di un team di project management per lo studio di un nuovo ospedale di ricerca”. Spiega Aprile. “Era stato fatto tutto secondo le regole, addirittura con la segnalazione alla Corte dei conti”. Aggiunge il manager della sanità. “Anche le altre consulenze erano state affidate secondo le direttive, ma per questa in particolare non c’era davvero niente da obiettare”. Non così per la procura che per avvalorare, o spazzare, i sospetti sta producendo accertamenti. “Il fatto è - attacca Aprile - che io rompo gli equilibri perché faccio le cose come devono essere fatte”. In quel caso l’istituto di ricerca e cura degli anziani “aveva seguito le regole nuove” e aveva scelto di avvalersi della professionalità di Ranci “perché non c’era nessun altro a cui poter affidare quell’incarico, all’interno e all’esterno dell’istituto”. Alla base della decisione c’era la necessità di capire le relazioni possibili tra il progetto vecchio e quello nuovo dell’ospedale di rete. Come aveva già spiegato l’estate scorsa, Aprile sottolinea che “Ranci è stato chiamato per darci una mano sugli aspetti giuridico-amministrativi del nuovo ospedale, entrare a far parte di un gruppo di lavoro e sviluppare la parte operativa dello studio di fattibilità”. Il direttore generale aggiunge che “la realizzazione della struttura è collegata alle vicende pregresse, Ranci è un professionista che conosceva la vecchia situazione”. A proposito proprio dei due incarichi precedenti, quelli per la finanza di progetto a San Sabino, “roba vecchia, abbiamo chiuso tutto nel 2003”, taglia corto Aprile.
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Enti pubblici sotto la lente dei magistrati
L’inchiesta della procura sulle consulenze sospette aggiunge capitoli spinosi. Era partito ai primi del 2008 lo screening degli inquirenti contro lo scialo di denaro pubblico. In attuazione alle disposizioni della Finanziaria, erano state monitorate le collaborazioni affidate da enti e aziende pubbliche per scovare anomalie e magagne nell’ombra di incarichi “leggeri”, ingiustificati o gonfiati. Ars. Irma e Inrca sono finite nel mirino. Ma sono aperti altri filoni d’indagine, altri capitoli della sprecopoli marchigiana. L’ultimo riguarda le consulenze affidate all’avvocato Ranci sull’ospedale di rete. Ma non si escludono altri colpi di scena, la caccia ai soldi facili ai professionisti continua.

Incarichi a Ranci, indaga la procura Nel mirino tre consulenze per l’ospedale di rete. Oltre 150 mila euro per l’assistenza legale
S’allarga a macchia d’olio l’inchiesta della procura su incaricopoli. La lente degli inquirenti si fissa anche sulle consulenze affidate all’avvocato Giovanni Ranci, segretario cittadino del Pd, nell’ambito del tormentato iter dell’ospedale di rete. C’è quella semestrale da 60 mila euro “quale componente del gruppo di lavoro per la previsione di un team di project management per lo studio di un nuovo ospedale di ricerca Inrca”. E ce ne sono altre due precedenti, per circa centomila euro, per seguire gli aspetti giuridico-amministrativi del project financing dell’ospedale di San Sabino. La procedura che doveva portare all’affidamento dei lavori di costruzione del nosocomio al servizio della popolazione del territorio a sud di Ancona si è arenata nelle sabbie mobili di anomalie e stranezze, diventate un terreno minato di sospetti che hanno attirato lo sguardo della magistratura. Troppo datati gli episodi per reggere l’accusa della procura della Repubblica, un’azione penale sarebbe destinata a infrangersi nel nulla di fatto della prescrizione. Gli interrogativi di un danno alla pubblica amministrazione e alla collettività sono finti sul tavolo della Corte dei conti. Nel novembre del 2005 il progetto del nuovo ospedale di rete sembrava aver preso la giusta velocità. Era stato presentato in Comune a Osimo, il sindaco Latini aveva anche annunciato il coinvolgimento di un pool di aziende pronte a pagare sei dei trenta milioni di spesa prevista. Un’inezia, a parere dell’Autorità di vigilanza, al confronto con gli enormi benefici che i privati avrebbero tratto dalla “finanza di progetto”, con la gestione di tutta una serie di servizi offerti dalla nuova struttura ospedaliera. Per questo fu imposto lo stop all’iter, tutta la documentazione è finita al vaglio dei magistrati contabili e la pratica è tornata in mano alla Regione. Su questo scenario s’innestano gli approfondimenti sulle consulenze affidate all’avvocato Ranci. Che per due volte aveva ottenuto il mandato di seguire il procedimento. E, successivamente, naufragato il project di San Sabino, l’Inrca gli ha assegnato per sei mesi la collaborazione per un lavoro d’indagine sulla fattibilità del nuovo ospedale all’Aspio, proprio in qualità di professionista che conosceva la situazione pregressa. Perché la Regione, che era tornata in cabina di regia, ha affidato all’esterno quel compito bypassando le competenze della sua struttura interna? Domanda buona per la procura, che indaga per capire se ci sono irregolarità e comportamenti contrario ai doveri d’ufficio. Gli inquirenti continuano la caccia allo sperpero di denaro pubblico. L’inchiesta anti-sprechi ha messo nel mirino degli investigatori altri nomi illustri. Ora è la volta di Ranci che - è bene sottolinearlo - non risulta formalmente indagato. In passato l’ultimo degli incarichi nell’occhio del ciclone era già finito sulla graticola del dibattito politico. Era stato Giacomo Bugaro, oggi candidato a sindaco del Pdl, a definirlo “di cattivo gusto”.EC

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