Qualche anno fa, esattamente il 12 novembre 2006, la trasmissione Report trattò il tema del precariato nella sanità laziale e delle esternalizzazioni dei servizi, ovvero quella pratica di appaltare a una società esterna un pezzo di pubblica amministrazione; la trasmissione, in particolare, portò alla luce il caso della Cooperativa Capodarco e il servizio di ReCUP, call center regionale per le prenotazioni sanitarie, gestito dalla cooperativa. Seguirono smentite, attacchi sulla stampa e la netta presa di distacco della Comunità di Capodarco dalla Cooperativa Capodarco tirata in ballo.
Andiamo con ordine.
Sul sito della comunità di Capodarco apparve il 29 novembre un comunicato mirante a fugare qualsiasi dubbio su eventuali coinvolgimenti della comunità di Capodarco nei confronti di appalti dati dall'Assessorato alla Sanità del Lazio alla Cooperativa Capodarco. E questo in considerazione del fatto che all'epoca dei fatti assessore alla sanità del Lazio era proprio l'on. Augusto Battaglia, “leader storico della Comunità di Capodarco”, come ebbe a definirlo lo stesso don Vinicio Abanesi nel documento di smentita che si riporta integralmente. Onorevole che per una serie di motivi di varia natura, fu destituito dalla carica di Assessore alla Sanità per entrare, al posto di Enzo Foschi (Pd), nella Commissione lavoro, pari opportunità, politiche giovanili e politiche sociali della Regione Lazio. [Commissario ad acta per la Sanità è attualmente il Presidente della Regione, Piero Marrazzo].
Andiamo con ordine.
Sul sito della comunità di Capodarco apparve il 29 novembre un comunicato mirante a fugare qualsiasi dubbio su eventuali coinvolgimenti della comunità di Capodarco nei confronti di appalti dati dall'Assessorato alla Sanità del Lazio alla Cooperativa Capodarco. E questo in considerazione del fatto che all'epoca dei fatti assessore alla sanità del Lazio era proprio l'on. Augusto Battaglia, “leader storico della Comunità di Capodarco”, come ebbe a definirlo lo stesso don Vinicio Abanesi nel documento di smentita che si riporta integralmente. Onorevole che per una serie di motivi di varia natura, fu destituito dalla carica di Assessore alla Sanità per entrare, al posto di Enzo Foschi (Pd), nella Commissione lavoro, pari opportunità, politiche giovanili e politiche sociali della Regione Lazio. [Commissario ad acta per la Sanità è attualmente il Presidente della Regione, Piero Marrazzo].
"La Comunità Capodarco di Roma non è la Cooperativa Capodarco"
29/11/2006 - CAPODARCO DI FERMO – “C’è una totale distinzione tra la ‘Comunità Capodarco di Roma Onlus’ e la ‘Cooperativa Capodarco sociale’. Recenti servizi giornalistici hanno coinvolto il nome di Capodarco, nella gestione di servizi esternalizzati a Roma e nel Lazio. Ne è conseguita la sensazione del tutto infondata di un comune coinvolgimento delle due realtà”. Con queste parole don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco prende le distanze dalle due vicende che in queste ultime settimane hanno visto al centro la “Cooperativa Capodarco”. La prima è stata sollevate dalla trasmissione di Rai Tre “Report” che nella puntata di domenica 12 novembre 2006 , dedicata ai servizi esternalizzati alle cooperative dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, denunciava la condizione di precarietà dei lavoratori, quasi tutti assunti con contratti “atipici”: Il reportage coinvolgeva indirettamente la “Coop Capodarco”. La seconda vicenda, sollevata dal consigliere di maggioranza della Regione Lazio, Alessio D’Amato (gruppo Ambiente e Lavoro), riguarda, invece, l’appalto per la gestione di tutti i servizi del Recup, il Centro unico regionale per le prenotazioni. Secondo il consigliere, il bando sarebbe stato fatto “su misura” per favorire l’assegnazione del servizio alla “Cooperativa Capodarco”. Di questo argomento si sono occupati sia la Repubblica (articoli del 28/11/06 e del 29/11/06) che Il Giornale ( articolo del 29/11/06). “La Comunità Capodarco di Roma onlus non ha mai partecipato ad appalti di esternalizzazione di servizi, né ieri né oggi. – spiega don Vinicio Albanesi - E’ un’associazione non lucrativa, con sede a Via Lungo n. 3 con propri soci e con un proprio consiglio di amministrazione. Opera nell’ambito della formazione e della riabilitazione a Roma, dove è nata nel 1972 in seguito all’esperienza della Comunità di Capodarco, fondata a Fermo (AP) nel 1966 e oggi diffusa con 18 sedi in 10 regioni italiane”. Altra cosa invece è la Coop Caopodarco che “si è costituita con un proprio statuto, partendo dall’esperienza di Capodarco, nel 1975. Ha una base associativa propria, una propria sede e un proprio consiglio di amministrazione. Il suo intento principale, che persegue in autonomia, è quello dell’inserimento lavorativo dei disabili. Rispetta le regole dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ed ha raggiunto ottimi risultati”. “Chi conosce e sa leggere il vasto e complesso mondo della sanità laziale- prosegue don Albanesi - non fa fatica a comprendere che il coinvolgimento della Comunità, della Cooperativa e dell’on. Augusto Battaglia, attuale assessore alla sanità del Lazio e leader storico della Comunità di Capodarco, come un insieme di enti e persone interessati all’esternalizzazione dei servizi presso la sanità laziale, non è così nobile e disinteressato come vorrebbe apparire”. Per don Albanesi questo intervento dovrebbe fugare la confusione generata dall’utilizzo da parte di più enti distinti del nome “Capodarco”, "a tutela della buona reputazione della Comunità di Roma ". “Purtroppo la parola Capodarco è una località delle Marche – conclude il presidente della Comunità - e non è possibile sottoporla a registrazione né a ‘copyright’”.
29/11/2006 - CAPODARCO DI FERMO – “C’è una totale distinzione tra la ‘Comunità Capodarco di Roma Onlus’ e la ‘Cooperativa Capodarco sociale’. Recenti servizi giornalistici hanno coinvolto il nome di Capodarco, nella gestione di servizi esternalizzati a Roma e nel Lazio. Ne è conseguita la sensazione del tutto infondata di un comune coinvolgimento delle due realtà”. Con queste parole don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco prende le distanze dalle due vicende che in queste ultime settimane hanno visto al centro la “Cooperativa Capodarco”. La prima è stata sollevate dalla trasmissione di Rai Tre “Report” che nella puntata di domenica 12 novembre 2006 , dedicata ai servizi esternalizzati alle cooperative dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, denunciava la condizione di precarietà dei lavoratori, quasi tutti assunti con contratti “atipici”: Il reportage coinvolgeva indirettamente la “Coop Capodarco”. La seconda vicenda, sollevata dal consigliere di maggioranza della Regione Lazio, Alessio D’Amato (gruppo Ambiente e Lavoro), riguarda, invece, l’appalto per la gestione di tutti i servizi del Recup, il Centro unico regionale per le prenotazioni. Secondo il consigliere, il bando sarebbe stato fatto “su misura” per favorire l’assegnazione del servizio alla “Cooperativa Capodarco”. Di questo argomento si sono occupati sia la Repubblica (articoli del 28/11/06 e del 29/11/06) che Il Giornale ( articolo del 29/11/06). “La Comunità Capodarco di Roma onlus non ha mai partecipato ad appalti di esternalizzazione di servizi, né ieri né oggi. – spiega don Vinicio Albanesi - E’ un’associazione non lucrativa, con sede a Via Lungo n. 3 con propri soci e con un proprio consiglio di amministrazione. Opera nell’ambito della formazione e della riabilitazione a Roma, dove è nata nel 1972 in seguito all’esperienza della Comunità di Capodarco, fondata a Fermo (AP) nel 1966 e oggi diffusa con 18 sedi in 10 regioni italiane”. Altra cosa invece è la Coop Caopodarco che “si è costituita con un proprio statuto, partendo dall’esperienza di Capodarco, nel 1975. Ha una base associativa propria, una propria sede e un proprio consiglio di amministrazione. Il suo intento principale, che persegue in autonomia, è quello dell’inserimento lavorativo dei disabili. Rispetta le regole dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ed ha raggiunto ottimi risultati”. “Chi conosce e sa leggere il vasto e complesso mondo della sanità laziale- prosegue don Albanesi - non fa fatica a comprendere che il coinvolgimento della Comunità, della Cooperativa e dell’on. Augusto Battaglia, attuale assessore alla sanità del Lazio e leader storico della Comunità di Capodarco, come un insieme di enti e persone interessati all’esternalizzazione dei servizi presso la sanità laziale, non è così nobile e disinteressato come vorrebbe apparire”. Per don Albanesi questo intervento dovrebbe fugare la confusione generata dall’utilizzo da parte di più enti distinti del nome “Capodarco”, "a tutela della buona reputazione della Comunità di Roma ". “Purtroppo la parola Capodarco è una località delle Marche – conclude il presidente della Comunità - e non è possibile sottoporla a registrazione né a ‘copyright’”.
fonte: Comunità di Capodarco
E' sicuramente vero che Capodarco è il nome di una località delle Marche, e per questo motivo “non è possibile sottoporla a registrazione né a copyright”, come si legge nel comunicato, ma è altrettanto noto il variegato mondo dell'associazionismo e terzo settore che sta sotto il nome di Capodarco Comunità in Italia e nel mondo, con le sue associazioni e cooperative (si veda il post Le Comunità di Capodarco).
Altrettanto vero inoltre è che la Coop Capodarco “si è costituita con un proprio statuto, partendo dall’esperienza di Capodarco, nel 1975. Ha una base associativa propria, una propria sede e un proprio consiglio di amministrazione. Il suo intento principale, che persegue in autonomia, è quello dell’inserimento lavorativo dei disabili. Rispetta le regole dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ed ha raggiunto ottimi risultati”. Unica puntualizzazione è che nel Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Capodarco sin dalla sua costituzione e fino all'anno 2000, più o meno, risultava, come componente, un'altra leader storica della Comunità di Capodarco, cioè Maria Teresa Galli, comunemente chiamata Marisa Galli, attuale consigliera della Comunità di Capodarco di Roma. Sembra vero certamente che la Coop Capodarco sia partita dall'esperienza della Comunità Capodarco, ma sembra quasi che abbia voluto mantenere con quest'ultima forti legami, inserendo all'interno del proprio CdA personaggi chiave della Comunità.
Altrettanto vero inoltre è che la Coop Capodarco “si è costituita con un proprio statuto, partendo dall’esperienza di Capodarco, nel 1975. Ha una base associativa propria, una propria sede e un proprio consiglio di amministrazione. Il suo intento principale, che persegue in autonomia, è quello dell’inserimento lavorativo dei disabili. Rispetta le regole dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ed ha raggiunto ottimi risultati”. Unica puntualizzazione è che nel Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Capodarco sin dalla sua costituzione e fino all'anno 2000, più o meno, risultava, come componente, un'altra leader storica della Comunità di Capodarco, cioè Maria Teresa Galli, comunemente chiamata Marisa Galli, attuale consigliera della Comunità di Capodarco di Roma. Sembra vero certamente che la Coop Capodarco sia partita dall'esperienza della Comunità Capodarco, ma sembra quasi che abbia voluto mantenere con quest'ultima forti legami, inserendo all'interno del proprio CdA personaggi chiave della Comunità.
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Nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla magistratura sul bando di gara per la gestione del ReCUp, il call center regionale per le prenotazioni sanitarie ci furono cinque indagati per i quali i magistrati contestarono la “turbativa d'asta”. Per la procura, ci sarebbero state irregolarità nella predisposizione dell' asta per l' organizzazione del centralino, in particolare nell' individuazione dei requisiti dei partecipanti; gran parte del bando sarebbe stato estrapolato dallo schema consegnato dalla stessa Capodarco. I requisiti richiesti corrisponderebbero a quelli della cooperativa: società con sede a Roma, fatturato annuo di 30 milioni di euro, i disabili motori tra le categorie protette.
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Svolta nell' inchiesta sul call center regionale per le prenotazioni sanitarie
«Irregolare l' asta per il centralino» Recup, cinque indagati per il bando
Tra gli accusati, Silvio Natoli (direttore del servizio Tutela della salute alla Pisana) e Maurizio Marotta,responsabile della cooperativa Capodarco
Ci sono cinque indagati nell' ambito dell' inchiesta dei pm Giancarlo Capaldo, Giovanni Bombardieri e Maria Cristina Palaia, sul bando di gara per la gestione del Recup, il call center regionale per le prenotazioni sanitarie. A Silvio Natoli, direttore del servizio Tutela della salute e sistema sanitario regionale, Agostino Bruni, dirigente della sezione, Edoardo Narduzzi, presidente dimissionario della Lait (ex Laziomatica), al professionista della stessa azienda Alfredo Speranza e a Maurizio Marotta, direttore della cooperativa Capodarco (il bando venne chiuso con la sua sola offerta), i magistrati contestano la «turbativa d' asta». Per la procura, ci sarebbero state irregolarità nella predisposizione dell' asta per l' organizzazione del centralino, in particolare nell' individuazione dei requisiti dei partecipanti; gran parte del bando sarebbe stato estrapolato dallo schema consegnato dalla stessa Capodarco, che si occupa di riabilitazione e inserimento sociale di persone disabili. I requisiti richiesti corrisponderebbero a quelli della cooperativa: società con sede a Roma, fatturato annuo di 30 milioni di euro, i disabili motori tra le categorie protette. I pm hanno proceduto all' iscrizione dopo aver sentito diverse persone informate sui fatti: ritengono che Natoli, tramite Bruni, abbia dato indicazioni sulla redazione del bando (anche se l' ultimo non porta il suo visto). A suo dire, sarebbe stata una attività autonoma, che non chiamerebbe in causa l' assessore. Quanto all' ingegner Speranza, sarebbe stato incaricato della compilazione sulle tracce dategli da Marotta. Il bando da oltre 53 milioni di euro indetto dalla Regione e affidato alla Lait, venne revocato lo scorso dicembre, all' unanimità, dal consiglio di amministrazione della ex Laziomatica. Il 13 febbraio a piazzale Clodio era stato ascoltato, come persona informata sui fatti, l' assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia, il quale aveva spiegato di avere avuto a che fare con la Comunità Capodarco ma di non aver avuto ruoli nella Cooperativa Capodarco. Le due realtà - secondo Battaglia - sono ben distinte, senza cioè che una possa condizionare l' attività dell' altra.
Fonte: Corriere della Sera 07 marzo 2007
http://archiviostorico.corriere.it/2007/marzo/17/Irregolare_asta_per_centralino_Recup_co_10_070317022.shtml
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Ci sono cinque indagati nell' ambito dell' inchiesta dei pm Giancarlo Capaldo, Giovanni Bombardieri e Maria Cristina Palaia, sul bando di gara per la gestione del Recup, il call center regionale per le prenotazioni sanitarie. A Silvio Natoli, direttore del servizio Tutela della salute e sistema sanitario regionale, Agostino Bruni, dirigente della sezione, Edoardo Narduzzi, presidente dimissionario della Lait (ex Laziomatica), al professionista della stessa azienda Alfredo Speranza e a Maurizio Marotta, direttore della cooperativa Capodarco (il bando venne chiuso con la sua sola offerta), i magistrati contestano la «turbativa d' asta». Per la procura, ci sarebbero state irregolarità nella predisposizione dell' asta per l' organizzazione del centralino, in particolare nell' individuazione dei requisiti dei partecipanti; gran parte del bando sarebbe stato estrapolato dallo schema consegnato dalla stessa Capodarco, che si occupa di riabilitazione e inserimento sociale di persone disabili. I requisiti richiesti corrisponderebbero a quelli della cooperativa: società con sede a Roma, fatturato annuo di 30 milioni di euro, i disabili motori tra le categorie protette. I pm hanno proceduto all' iscrizione dopo aver sentito diverse persone informate sui fatti: ritengono che Natoli, tramite Bruni, abbia dato indicazioni sulla redazione del bando (anche se l' ultimo non porta il suo visto). A suo dire, sarebbe stata una attività autonoma, che non chiamerebbe in causa l' assessore. Quanto all' ingegner Speranza, sarebbe stato incaricato della compilazione sulle tracce dategli da Marotta. Il bando da oltre 53 milioni di euro indetto dalla Regione e affidato alla Lait, venne revocato lo scorso dicembre, all' unanimità, dal consiglio di amministrazione della ex Laziomatica. Il 13 febbraio a piazzale Clodio era stato ascoltato, come persona informata sui fatti, l' assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia, il quale aveva spiegato di avere avuto a che fare con la Comunità Capodarco ma di non aver avuto ruoli nella Cooperativa Capodarco. Le due realtà - secondo Battaglia - sono ben distinte, senza cioè che una possa condizionare l' attività dell' altra.
Fonte: Corriere della Sera 07 marzo 2007
http://archiviostorico.corriere.it/2007/marzo/17/Irregolare_asta_per_centralino_Recup_co_10_070317022.shtml
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Chi gestisce oggi il servizio ReCUP? Dal 1 aprile la gestione del servizio di sportello CUP Capodarco passa agli operatori interni dell'azienda San Camillo Forlanini di Roma. Questo è quanto si legge in un articolo dell'Agenzia Redattore Sociale, agenzia di stampa della Comunità di Capodarco, apparso il 31 marzo 2009.
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DISABILITA' - Roma, servizio prenotazione: scade l'intesa fra coop Capodarco e Forlanini
ROMA – Scade oggi 31 marzo il contratto di lavoro per la gestione del servizio di sportello Cup tra l’azienda San Camillo Forlanini ed il consorzio sociale Coin, di cui fa parte la Cooperativa Capodarco. Dopo 11 anni di ininterrotta attività, oggi è l’ultimo giorno di lavoro dei 43 soci-lavoratori che hanno costituito la spina dorsale di questo servizio, ottimizzandone le prestazioni e favorendo nel 2004 il passaggio nel sistema regionale di prenotazione specialistica sanitaria della Regione Lazio, il Recup. Tra loro 15 persone con disabilità. La gestione dal 1 aprile passa agli operatori interni dell’azienda San Camillo recuperati tra i circa 400 esuberi già in precedenza adibiti a funzioni sanitarie e ora non più idonei. “Per il San Camillo – si legge in una nota diramata congiuntamente dalla cooperativa integrata Capodarco e dal consorzio sociale Coin - riteniamo non si tratti però di un buon affare né di un vero risparmio. Rinunciare infatti alle capacità ed alle professionalità accumulate dal gruppo di tecnici Capodarco-Coin, in tanti anni di lavoro nei servizi di prenotazione, potrà causare diversi disservizi”. L’accusa si rivolge direttamente alla regione Lazio. “Tanta era l’ansia di risparmio – continua il comunicato - che poco importa se ciò potrà provocare disagi alla popolazione e se a pagare sono dei lavoratori considerati evidentemente di serie B. Al di là delle dichiarazioni di circostanza, non ci si preoccupa dei destini di questi lavoratori di cui fan parte 15 persone disabili”. Questi ultimi, reintegrati nella cooperativa, continuano ad avere un posto di lavoro. (eb)
fonte: Redattore Sociale "Mille Battute"
ROMA – Scade oggi 31 marzo il contratto di lavoro per la gestione del servizio di sportello Cup tra l’azienda San Camillo Forlanini ed il consorzio sociale Coin, di cui fa parte la Cooperativa Capodarco. Dopo 11 anni di ininterrotta attività, oggi è l’ultimo giorno di lavoro dei 43 soci-lavoratori che hanno costituito la spina dorsale di questo servizio, ottimizzandone le prestazioni e favorendo nel 2004 il passaggio nel sistema regionale di prenotazione specialistica sanitaria della Regione Lazio, il Recup. Tra loro 15 persone con disabilità. La gestione dal 1 aprile passa agli operatori interni dell’azienda San Camillo recuperati tra i circa 400 esuberi già in precedenza adibiti a funzioni sanitarie e ora non più idonei. “Per il San Camillo – si legge in una nota diramata congiuntamente dalla cooperativa integrata Capodarco e dal consorzio sociale Coin - riteniamo non si tratti però di un buon affare né di un vero risparmio. Rinunciare infatti alle capacità ed alle professionalità accumulate dal gruppo di tecnici Capodarco-Coin, in tanti anni di lavoro nei servizi di prenotazione, potrà causare diversi disservizi”. L’accusa si rivolge direttamente alla regione Lazio. “Tanta era l’ansia di risparmio – continua il comunicato - che poco importa se ciò potrà provocare disagi alla popolazione e se a pagare sono dei lavoratori considerati evidentemente di serie B. Al di là delle dichiarazioni di circostanza, non ci si preoccupa dei destini di questi lavoratori di cui fan parte 15 persone disabili”. Questi ultimi, reintegrati nella cooperativa, continuano ad avere un posto di lavoro. (eb)
fonte: Redattore Sociale "Mille Battute"


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